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"EXTRA MOENIA" la fuga dalle mura
di Matteo Pugliese

Il termine fuga ha un’accezione prevalentemente negativa che non si merita. Forse l’errore è mio e semplicemente dovrei usare un’altra parola; ma non la conosco e non mi viene in mente niente di più indicato del termine fuga. Non “viaggio”, non “trasformazione”, né “partenza” o “evasione”.Fuga.

Nell’uso comune indica un allontanamento a cui si è costretti e che ha in sé il sapore della sconfitta, della ritirata. Richiama un comportamento perdente se non addirittura vigliacco.

In altri casi ha un tono negativo, come una situazione precaria o provvisoria cui va subito posto rimedio: fuga di gas, fuga di notizie, fuga in Egitto.

Ripeto: probabilmente sbaglio termine ma “viaggio” non è quello che cerco; il viaggio, la partenza, l’evasione non presuppongono l’abbandono di una situazione non più desiderata.
Non escludono, una volta conclusi, di farci ritrovare al punto di partenza.

La fuga è invece una scelta coraggiosa, speso necessaria per recuperare una condizione accettabile e soddisfacente.
E’ l’incapacità di perpetuare qualcosa di già noto, qualcosa che non trasmette più emozione.
E’ la volontà di raggiungimento di una condizione nuova a scapito di una già conosciuta (bella o brutta che sia).
E’ la ricerca stessa, è la volontà di cambiamento, è il desiderio di nuove sfide, di nuovi orizzonti, di nuove strade e anche di nuovi errori, diversi da quelli conosciuti.
E’ un gesto di ringraziamento nei confronti della vita. E’ energia.

Odio l’immobilità che è stasi, indifferenza e rinuncia.
L’immobilità è una comoda e vigliacca poltroncina che la morte ci mette a disposizione, in seconda fila, con qualche anno di anticipo.
Comodo sedersi: niente più sbagli, niente più rischi e poi è così facile da qui osservare e giudicare quei disperati che si agitano tanto!

L’immobilità è rinuncia e spreco di vita.
E’ vigliaccheria.
E’ il muro.

Ma attenzione, raggiungere il traguardo prefissato non è così importante. Questo però va detto sottovoce; ve lo dico adesso ma va subito dimenticato. E’ più importante fare di tutto per realizzare un sogno che riuscire a realizzarlo.
Il fallimento non è risultare sconfitti dopo una gara, è il non avercela messa tutta per vincerla, quella gara.
La resa è un atteggiamento mentale.
E accontentarsi è triste.

La serie delle sculture “Extra Moenia” – Fuori dalle mura” ha trovato forma sotto le mie mani nell’arco degli ultimi otto anni.
Figli (banale? Eppure così) a cui sono diversamente affezionato.
Momenti di riflessione, di solitudine, di sfogo, di liberazione.
Di fuga.

Questo era un grido silenzioso che da tanto tempo avevo dentro e che ora finalmente ha trovato una via d’uscita.
Se questo grido vi farà scappare via non potrò che dispiacermene.
Se invece sarà, nel suo piccolo, anche l’espressione di un grido che Voi avete dentro, allora sarò doppiamente felice.

Spero solo che i miei lavori non scomodino l’indifferenza; che se ne resti seduta sulla sua poltroncina, in seconda fila.

   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   

 

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